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Storia

Le origini del Nobil Giuoco

Le origini degli scacchi (quelli odierni) si perdono, insomma, nella notte dei tempi e nessuno può dire con assoluta certezza dove e quando furono inventati. Al proposito esistono varie teorie ma l'ipotesi più accreditata pone il luogo d'origine in India.

In particolare, antichi poemi persiani descrivono, talvolta anche in dettaglio, un gioco da tavoliere, lo Chatrang, che sembra avere notevoli tratti in comune con il moderno gioco degli scacchi. Questi stessi poemi (risalenti circa al VI - VII secolo d.C.) definiscono il gioco persiano del Chatrang come derivato da un gioco ancor più antico e di provenienza indiana, lo Chaturanga.

Alcuni studiosi ritengono addirittura che lo Chaturanga derivi a sua volta da arcaici giochi cinesi, tuttavia dagli elementi finora raccolti sembra che lo Chaturanga sia il gioco che ha i maggiori diritti di fregiarsi del titolo di progenitore originale del moderno gioco degli scacchi, in quanto i giochi più antichi presentavano solo alcuni tratti in comune con esso.

Una partita a Chaturanga

Sulla nascita del gioco progenitore degli scacchi esiste comunque una leggenda, che narra di un mercante - un certo Sissa Ben Dahir nella versione araba del racconto - che inventò il passatempo per un Principe annoiato dalla vita. Il gioco piacque al nobile talmente tanto che volle ricompensare il mercante con qualunque cosa desiderasse. Egli chiese allora un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta, e così via a raddoppiare per ognuna delle 64 caselle. Il Principe, colpito dalla "modestia" del mercante, diede ordine di ricompensarlo subito. Fu così che i notabili  del regno si accorsero che avrebbero dovuto elargire in tutto 18.446.744.073.709.551.615 chicchi di grano, un numero abnorme ed impossibile da soddisfare!

Questa leggenda era notissima durante il Medioevo con il nome di Duplicatio scacherii, tanto che vi appare un accenno anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri (1265 - 1321), dove viene adoperata dal sommo poeta per dare un'idea al lettore del numero degli Angeli presenti nei cieli:

    L'incendio suo seguiva ogne scintilla

    ed eran tante, che 'l numero loro

    più che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla.

    Paradiso, XXVIII, 91-93

Pezzi di Chaturanga (Afrasiab)

Ritrovamenti archeologici di antichi pezzi dello Chaturanga sono avvenuti nel 1972 nell'Uzbekistan del Sud, presso la località di Afrasiab. Questi reperti (cfr. foto a lato) sono stati datati al 760 d.C. circa, grazie anche al concomitante ritrovamento di una moneta del 761 d.C. che si trovava assieme ai pezzi. Appare comunque quasi certo che le origini dello Chaturanga siano più antiche, andando a porsi nell'intervallo di tempo fra il VI e VII secolo d.C. I pezzi di Afrasiab sono, infatti, finemente lavorati per l'epoca, quindi con grande probabilità risalgono ad un periodo storico in cui questo gioco era già molto popolare.

In ogni caso la diffusione del nuovo gioco fu relativamente rapida, grazie soprattutto ai mercanti ed ai carovanieri dell'epoca, ansiosi di portare nelle loro patrie ogni possibile novità. Con il trascorrere del tempo il nome e le regole dell'originale Chaturanga cambiarono in vari modi e secondo la regione di adozione. È così che nel Borneo il gioco venne denominato Chatur, nell'isola di Giava Chator e nella regione di Burma Chitareen. In Persia un po' alla volta cambiarono non solo il nome, prima Chatrang e poi Shatranj, ma progressivamente anche le regole, che pertanto a piccoli passi si stavano avvicinando a quelle moderne.